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2013/11/05

TIME WARP 2013: ALL STAR EVENT Review





Nella mente di migliaia di appassionati provenienti da tutto il mondo il Time Warp é indubbiamente il party dell’anno. L’occasione che permette nell’arco di una notte di ascoltare molti dei migliori dj del globo semplicemente attraversando i sei stage che compongono l’evento. Puntuale come sempre anche quest’anno a Mannheim si é svolta l’edizione tedesca del festival e noi di Dj Mag Italia non potevamo mancare per raccontarvela.

Sin dall’orario di apertura dei cancelli la folla che si riversa all’interno del Mainmarkthalle é enorme, ma la gestione dell’afflusso risulta effettivamente molto semplice per l’organizzazione oramai rodata grazie a più di due decadi di festival. Logisticamente parlando si ha subito la sensazione di essere di fronte ad una struttura snella e funzionale e così anche noi ci ritroviamo dopo una breve attesa all’interno dell’evento.



L’opening viene affidato ad alcuni dei nuovi talenti della scena anche se il colpo d’occhio nei vari stage non é ancora invidiabile a causa dell’orario. Nel Floor 1 Tommy Four Seven ha già prepotentemente accelerato il ritmo ma trattandosi del territorio dichiaratamente techno dell’evento nessuno sembra essere scandalizzato dalla scelta. Situazione diversa invece nel Floor 2 dove Monika Kruse con grande esperienza prepara la strada per i colleghi che la seguiranno, il suo un set senza infamia ne lode nel pieno rispetto dell’orario assegnatole.

Wankelmut nel Floor 6 guadagna la consolle dopo il live di Oliver Schories, il quale visibilmente teso non ha regalato una prestazione indimenticabile. Il giovane Jacob Dilßner (vero nome dell’artista n.d.r) appare molto più a suo agio e con i ritmi caratterizzanti gran parte delle sue produzioni inizia a scaldare effettivamente l’atmosfera.



E’ circa mezzanotte quando noi ci spostiamo nel Floor 3 dove resteremo lungamente. Qui un cambio dell’ultimo minuto ha anticipato la performance di Dixon in sostituzione ad Ellen Allien e l’afflusso inizia ad essere veramente quello di un grande evento. Il dj tedesco si trova a dover coprire un ruolo effettivamente complesso, infatti il suo sarà il warm up per Ricardo Villalobos, primo vero big a salire in consolle per l’edizione 2013 dell’evento.

Tra le note di “CompuRhythm” ed “Equinox” il lavoro compiuto dall’owner della Innervision é pulito, preciso e di ottimo gusto. Le migliaia di presenti ballano senza che il ritmo sia eccessivamente incalzante e ciò giova a chi si dovrà esibire successivamente. Le due ore di set volano in fretta e sulla consolle compare il dj cileno che subito saluta la folla provocando il consueto boato di risposta.



L’apertura di Ricardo Villalobos purtroppo non é delle migliori, il suo ingresso con un ritmo spezzato e lontano dagli schemi dei 4/4 canonici potrebbe essere interessante ma qualche errore tecnico ed un po’ di distrazione lo rendono cacofonico e pretenzioso. Fortunatamente la grande esperienza di cui gode Ricardo gli consente di recuperare terreno lungo il corso dell’esibizione sino alla parte conclusiva in cui i BPM aumentano vertiginosamente. La folla é completamente carpita dal ritmo e la chiusura con “H.e.i.k.e” é l’apice di una prestazione che poteva essere tragica senza i necessari nervi saldi.

Il testimone passa quindi da Villalobos ad un suo carissimo amico che a differenza del consueto setup composto da mixer e giradischi ha già preparato laptop e controller. Mr. Cadenza Lucien Nicolet, conosciuto come Luciano, é pronto a raccogliere le redini del dancefloor. La sua visione d’insieme é molto meno ricercata rispetto a quella del predecessore tuttavia si dimostra vincente con 130 BPM di ritmi calienti e tribali miscelati ad una cassa incessante ed incursioni vocali e melodiche con l’ausilio di loop confezionati ad hoc per l’occasione. Il suo set paga forse il dazio della monotonia ma Luciano non lascia respiro al pubblico per un solo istante, sintomo che meno abbracci e festa dietro la consolle (e più concentrazione nei confronti del pubblico pagante) potrebbero essere una buona strategia per affrontare una performance, soprattutto a questi livelli.



Per noi é giunto il momento di spostarci verso il Floor 5, la notte sta per cedere passo al giorno e nella terrazza vetrata guadagna la consolle Laurent Garnier. L’età media all’interno di questa sala aumenta all’arrivo del francese, così come la quantità di “addetti ai lavori”, sintomo di un’attesa diffusa per questa performance. Nell’oscurità della notte Garnier incede con una techno profonda, cupa ed introspettiva anch’egli senza lasciare un solo momento di respiro al pubblico e come sempre appare visibilmente in trance mentre da sfogo al suo retaggio più evocativo.

Quando i primi raggi di sole colpiscono il dancefloor Garnier sorride e dal mood oscuro regala a tutti le prime armonie e vocal con “Be Yourself”. E’ il preludio del momento estatico che ci rapirà senza lasciarci alcuna via di scampo, infatti dopo l’incursione melodica di “Discover” e “Forever Untold” arriva il momento di “Jacques In The Box”. Sorrisi, abbracci ed energia mentre Luciano ed Ellen Allien osservano alle spalle l’operato del collega partecipando all’esplosione di gioia collettiva.



Arrivano le dieci di mattina, il sole é alto in cielo, Garnier si appresta a concludere il set ma il pubblico non pago desidera almeno un ultimo disco per congedarsi ringraziando il maestro per la lezione appena impartita. Laurent apprezza e si concede in una chiusura dove Sylvester viene alternato a Jeff Mills, Rolando e Kingpin Cartel fino al vanitoso epilogo sotto le note dei Massive Attack e dei Death In Vegas.

Noi recuperiamo mestamente le nostre giacche, diamo un ultimo sguardo al sole che oramai lambisce il Mainmarkthalle e salutiamo idealmente le migliaia di persone che si stanno abbracciando dandosi appuntamento al prossimo anno, consapevoli di aver assistito ad uno di quei momenti in cui ci si rende conto che oltre la musica nel dancefloor c’é molto di più.

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